Oltre 6milioni di euro all'Emilia Romagna per la promozione del vino

martedì 24 aprile 2012

È arrivata nei giorni scorsi la notizia del Decreto 2410 del Ministero delle Politiche agricole che sancisce la ripartizione dei fondi previsti dal Piano di sviluppo nazionale per il settore vitivinicolo finalizzati alla promozione del vino sui mercati del Paesi terzi per la campagna viticola 2012/2013.


"Si tratta di una cifra di oltre 102milioni di euro per l'Italia dei quali quasi 31milioni riservati al finanziamento dei progetti presentati a livello nazionale e i restanti milioni ripartiti fra le regioni della penisola - spiega Carlo Dalmonte, vicepresidente di Confcooperative Ravenna".
Alla Regione Emilia Romagna sono assegnati in tutto 6.856.012 euro: "È una cifra importante - continua il vicepresidente - che verrà impegnata nella promozione del nostro vino nei Paesi extraeuropei, una tappa obbligata per le nostre aziende vista la stagnazione del mercato nel vecchio continente. Per quanto riguarda i Paesi emergenti, questi hanno maturato un potere d'acquisto maggiore rispetto al passato ed è quindi importante potersi aggiudicare queste fette di mercato, prima che vengano invase da prodotti meno genuini del nostro vino».

"Per quel che concerne il nostro consorzio - spiega Sergio Dagnino, direttore di Caviro - noi abbiamo già in corso diversi investimenti in ben 36 Paesi esteri, con strategie di commercializzazione e quindi anche di promozione a 360°. Per evitare però di disperdere risorse concentriamo gli investimenti negli Stati Uniti, Cina, Russia e Giappone, dove assistiamo ad una crescita sana e valorizzando i nostri marchi. Rispetto alla cospicua cifra che la Regione e l'Italia riceveranno con il Decreto 2410 crediamo che si debbano tenere presenti tre livelli di azione per evitare sprechi e dispersione di risorse: la prima cosa da evitare è sicuramente le frammentazione di queste cifre fra diversi operatori, bisognerebbe quindi ricorrere ad associazioni di imprese o consorzi, altrimenti il rischio è di disperdere investimenti senza ottenere visibilità. Il secondo livello cui fare attenzione è strutturale: bisogna che le aziende che faranno uso di questi finanziamenti abbiano le dimensioni necessarie ad affrontare le richieste dei mercati dove verranno promossi i prodotti. Temo che molti produttori spenderanno molto denaro in comunicazione senza poter poi soddisfare la domanda conseguente, ecco perché l'aggregazione risulta nuovamente la soluzione vincente. Infine - conclude il direttore di Caviro - l'ultimo punto da scongiurare è che chi  investe "compri" fatturati anziché costruire quote di mercato".

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